Vorrei veder mutato, cambiato, trasfigurato dalla vita quel che ho costruito. E quel che ho studiato come banca o come chiesa, ritrovarlo mercato o biblioteca o centro sociale, o quel che il tempo avesse deliberato.

Giovanni Michelucci

I Luoghi del Festival

Gli spazi e i luoghi pubblici sono il cuore delle nostre città e delle comunità.
Come essenziali palestre di cultura sono i luoghi dove sperimentare senso civico e pensiero critico, indispensabili per avere cittadini più consapevoli e responsabili e città sempre più inclusive, sicure, durature e sostenibili. 

Il luogo principale dove si svolgeranno gli eventi di Archifest è l’opera di Giovanni Michelucci per la sede della Banca MPS, oggetto di un progetto di rigenerazione degli spazi al piano terra. Un modo per realizzare l’idea michelucciana della banca che si completa con altri usi, dialoga con la città e diventa piazza.
Progettata tra il 1973 e il 1983, con la collaborazione di Bruno Sacchi e testimonianza del fervido dibattito architettonico di quegli anni e della poetica di Michelucci, quest’opera costituisce un tassello fondamentale del patrimonio architettonico, artistico e culturale non solo per la città, ma anche per l’intera nazione. Ancora appartenente a un passato troppo recente, questa architettura, come tante altre in Italia, è esclusa dal raggiungimento di quel processo di storicizzazione che le permette di riconoscerne il valore e garantirne la tutela. Durante il festival si è parlato proprio di questo: di come questa architettura, se riconosciuta e ripensata, possa essere generatrice di relazioni e diventare catalizzatore urbano da cui ripartire.

L’evento ha permesso di far rivivere la piazza di Giovanni Michelucci con usi che hanno fatto riscoprire ai cittadini una parte di città e di comprenderne il potenziale inespresso come luogo di incontro e di dialogo per la comunità. Anche nel superamento della dicotomia pubblico-privato che ha sempre offuscato il senso di appartenenza e d’identità del luogo.

foto © Cuahutémoc Giancaterino - visaviz.it

Colle di Val d’Elsa e i suoi cittadini ne riconoscono il valore di bene culturale e altresì di bene comune e si vogliono attivare per la sua valorizzazione e cura. Questo valore è intrinseco nell’opera stessa e nell’idea dell’architetto che l’ha realizzata. L’edificio che si fa città. Uno spazio che accoglie. Tutta l’architettura di Giovanni Michelucci si fonda su principi e valori universali non negoziabili con altri. Il Festival ha voluto rendere omaggio al suo pensiero con una giornata dedicata dove molti architetti e critici, hanno saputo raccontare il maestro, che meglio di altri, ha dato forma alla connessione tra individuo e collettività e quindi essere espressione della collettività. Ma soprattutto ha reso omaggio a Michelucci, con la presenza viva degli uomini nello spazio che lui ha pensato per la città progettando una banca che però è una piazza. La cosa più bella è stato realizzare il suo sogno di veder mutato, cambiato, trasfigurato dalla vita quel che ha costruito. Per noi Giovanni Michelucci è un angelo. Una presenza percepibile nello spazio che abbiamo vissuto per dieci giorni. Ci ha guidato e ci guida in questo processo rigenerativo di cui il Festival è solo un primo momento.
Un iniziale momento per valutare possibili soluzioni di riuso e rivitalizzazione degli spazi al piano terra attualmente in parziale disuso e per sperimentare un modello gestionale innovativo che vede la collaborazione tra diversi soggetti privato, pubblico e comunità.

La manifestazione si è estesa ad altri luoghi iconici della città: piazza Arnolfo disegnata da Daniel Buren con Alessandra Tesi e Bertrand Lavier e parte integrante del piano urbanistico sviluppato da Jean Nouvel, e il Teatro del Popolo, rinnovato nel 2009 da Guicciardini & Magni Architetti, che con i suoi 780 posti è un importante luogo di cultura e aggregazione della Valdelsa.