Città possibili

C’è tanta materia prima preziosissima su cui lavorare. L’Italia è fatta di piccole città. Gran parte del nostro territorio si struttura su un sistema urbano policentrico che possiamo rilevare come un grande disegno integrato, stratificato che ordina e caratterizza gran parte della nostra penisola e che non si tratta solo di una testimonianza storica, ma di un segno architettonico persistente che perdura nel tempo grazie alla sua forza generatrice. Non possiamo permetterci di sprecare questo patrimonio consolidato e il potenziale di sviluppo e benessere ad esso associato.

L’obiettivo del Festival di Colle di Val d’Elsa non è di affermare con presunzione che sì, è meglio vivere nei piccoli centri piuttosto che in una grande città, ma interrogarsi se c’è una dimensione urbana del possibile.
Le città possibili sono città che modulano i propri spazi, fisici e materiali sui bisogni degli individui e della comunità, e che quest’ultime siano dotate della capacità di dare senso allo spazio urbano che vivono e costruiscono nel tempo. Per fare questo è necessaria una emancipazione culturale e una maggiore consapevolezza da parte di tutti i cittadini. È questo quello che il Festival vuole fare. E lo fa sviluppando il concetto di città bella e di qualità operando una vera e propria ricostruzione mentale urbana ed educazione sentimentale all’architettura per far riscoprire ai cittadini come questa, in modo rivoluzionario e profondamente etico, può dare forma al sentire collettivo ed essere espressione della comunità, di un popolo, di una città, di un paesaggio, di una storia.